Ci sono esperienze che non si raccontano soltanto attraverso le attività vissute, ma soprattutto attraverso i volti incontrati, le storie ascoltate e i legami che nascono lungo il cammino. La Missione Popolare nella diocesi di Oria è stata tutto questo: un tempo di incontro, annuncio e fraternità, nel quale abbiamo sperimentato ancora una volta la bellezza di una Chiesa che esce, si mette in ascolto e si fa vicina a tutti.
Per noi Suore e per la comunità di Tucum sono stati giorni intensi, attraversati dal desiderio di condividere la nostra esperienza missionaria e di lasciarci arricchire dalle persone e dalle comunità che ci hanno accolto.
Abbiamo preso parte in 20, tra suore e laici, provenienti da Sicilia, Lazio, Campania e Romania. Con noi anche la nostra Priora generale, suor Ivana, e la consigliera generale, suor Corazon.
Una missione che raggiunge tutti
Il cammino è iniziato nelle parrocchie dei tre vicariati della diocesi, dove abbiamo condiviso testimonianze missionarie durante i momenti di adorazione e di preghiera. In seguito, le celebrazioni eucaristiche sono diventate ulteriori occasioni per raccontare la missione e invitare le comunità a riscoprire la propria vocazione missionaria.
Non sono mancati gli incontri nelle scuole, dove abbiamo incontrato gli studenti, ascoltato le loro domande e aperto spazi di dialogo sui temi della fede, della solidarietà e dell’incontro con l’altro. Con gli operatori e i giovani abbiamo inoltre lanciato una challenge, invitandoli a realizzare video sulla missione: un modo creativo e vicino al loro linguaggio per raccontare cosa significhi mettersi in cammino, testimoniare il Vangelo e diventare protagonisti di una Chiesa viva.
Anche gli oratori sono stati luoghi preziosi di incontro e condivisione, dove stare accanto ai ragazzi, ascoltarli e costruire relazioni autentiche.
Un momento particolarmente significativo è stato l’incontro con gli anziani ospiti della casa di riposo. Fermarsi accanto a loro, dedicare tempo all’ascolto e condividere un momento di presenza ha ricordato a tutti noi che la missione non ha età e non ha bisogno di gesti straordinari: spesso comincia proprio dal dono del proprio tempo, da una parola gentile e dalla capacità di far sentire l’altro importante e amato.
Attraverso questi incontri, la missione ha raggiunto generazioni e realtà diverse, ricordandoci che ogni persona ha una storia da ascoltare e una dignità da riconoscere.
La croce, segno di una missione che continua
Uno dei momenti centrali è stata la celebrazione eucaristica nella Cattedrale di Oria, durante la quale il Vescovo ha consegnato la croce ai missionari.
Un gesto semplice e profondo, che racchiude il senso della missione: partire, andare incontro, farsi prossimi e testimoniare con la vita l’amore di Cristo. La croce ci ricorda che annunciare il Vangelo significa scegliere la strada del servizio, dell’accoglienza e della vicinanza, anche quando richiede di uscire dalle proprie sicurezze.
La missione, infatti, non è soltanto un’esperienza da vivere per qualche giorno, ma uno stile da portare nella quotidianità, nelle comunità e in ogni incontro.
La Festa dei Popoli: la fraternità si fa festa
La piazza di Oria ha poi accolto la Festa dei Popoli, un momento di gioia e condivisione che ha riunito testimonianze, musica, danze e colori.
Le diverse culture e tradizioni si sono incontrate, mostrando quanto la diversità possa diventare una ricchezza quando è accompagnata dall’ascolto e dal rispetto reciproco. Attraverso le parole, i ritmi e le espressioni dei diversi popoli, la piazza si è trasformata in uno spazio di fraternità, dove sentirsi parte di un’unica famiglia.
La Festa dei Popoli ha reso visibile ciò che avevamo sperimentato durante tutta la missione: incontrarsi significa riconoscere nell’altro non uno sconosciuto, ma un fratello, una sorella, una persona dalla quale possiamo imparare e con la quale possiamo costruire un mondo più accogliente.
Il cammino è proseguito anche in occasione della 100ª Giornata Missionaria Mondiale, con le testimonianze durante le celebrazioni eucaristiche nelle parrocchie dei tre vicariati. Un’occasione per condividere esperienze, raccontare la missione e ricordare che ogni battezzato è chiamato a essere testimone del Vangelo, là dove vive e incontra gli altri.
Grazie, diocesi di Oria!
Al termine di questi giorni, ciò che sentiamo più forte è la gratitudine.
Un grazie speciale alla diocesi di Oria e, in modo particolare, a don Giuseppe, per averci accompagnato e per aver reso possibile questa esperienza con disponibilità e spirito di fraternità.
Grazie a tutti i sacerdoti, alle comunità parrocchiali, alle suore, agli educatori, agli operatori, ai giovani e a tutte le persone che hanno collaborato e partecipato agli incontri, aprendoci le porte delle loro realtà e condividendo con noi il cammino.
Un grazie affettuoso va anche a chi si è preso cura di noi nei gesti più semplici e concreti, a chi ha cucinato per noi, preparato i pasti, organizzato l’accoglienza e ci ha fatto sentire a casa. Dietro ogni piatto preparato, ogni attenzione e ogni gesto di premura abbiamo riconosciuto il volto concreto della fraternità. Perché anche una tavola condivisa può diventare un luogo di missione, di incontro e di famiglia.
Grazie a Oria per l’affetto, l’amicizia e la generosità con cui ci avete accolto. Ci portiamo via volti, parole, abbracci ed esperienze che continueranno ad accompagnarci anche dopo la partenza.
La Missione Popolare si conclude, ma la missione continua. Continua nelle relazioni che abbiamo costruito, nei semi che speriamo di aver lasciato e nel desiderio di continuare a incontrare ogni persona con un cuore aperto.
Grazie, Oria, per aver camminato con noi. Ci avete accolto come ospiti e ci avete fatto sentire parte di una famiglia.
Con gratitudine e gioia, continuiamo il nostro cammino, certi che ogni incontro può diventare un’occasione per seminare speranza e testimoniare l’amore di Dio.









