Dopo quasi quattro anni di presenza accanto alle famiglie e ai lavoratori della fascia trasformata, le Suore Carmelitane Missionarie di Santa Teresa del Bambino Gesù inaugurano a Marina di Acate “Le Querce di Mamre”, una casa accogliente pensata per accompagnare la loro attività quotidiana e offrire uno spazio stabile per incontri, iniziative e momenti di condivisione.
L’inaugurazione si terrà domenica 20 settembre 2026. Alle 18, presso il Presidio Caritas di via delle Palme, sarà celebrata la Santa Messa presieduta da S.E. mons. Giuseppe La Placa, vescovo di Ragusa. Seguiranno la benedizione della Comunità, in via delle Rose, e un momento di festa.
Saranno presenti, tra gli altri, suor Ivana Calvo, Priora generale della Congregazione, e suor Monica Muccio, Priora provinciale.
La nuova sede rappresenta un ulteriore passo nel cammino avviato dalle religiose quasi quattro anni fa in una realtà segnata da fragilità sociali, isolamento e difficoltà di accesso ai servizi. Un impegno portato avanti insieme alla Caritas e in collaborazione con le altre realtà associative che operano nella zona. In questo percorso è significativa anche la dimensione di corresponsabilità concreta tra le religiose e i laici di Tu.C.Um. – Tutti Custodi di Umanità, che condividono la missione di prossimità e di attenzione alle persone più fragili.
Nel solco del carisma della Beata Crocifissa Curcio e di Padre Lorenzo, fondatori delle Carmelitane Missionarie, “Le Querce di Mamre” vuole essere soprattutto una casa aperta all’incontro e all’accoglienza, dove la quotidianità diventa occasione per ascoltare, accompagnare e restituire dignità.
“Il nome – spiegano le suore – richiama infatti le querce di Mamre, luogo biblico dell’incontro e dell’ospitalità, dove Abramo accolse tre stranieri senza sapere che, in quegli uomini giunti da lontano, stava accogliendo Dio stesso. È un’immagine che restituisce bene il senso della presenza delle religiose a Marina di Acate: vivere accanto alle persone, condividendone la quotidianità, ascoltandone le storie e costruendo relazioni fondate sull’accoglienza e sulla fraternità. Un’accoglienza senza distinzioni, rivolta a tutti, «tutti, tutti, tutti», come ha più volte ricordato Papa Francesco, e che trova nei migranti una particolare espressione: donne, uomini e famiglie spesso segnati dalla fatica e dalla solitudine, nei quali le religiose riconoscono la presenza di Dio e la possibilità concreta di incontrarlo. Come ad Abramo alle querce di Mamre, anche a Marina di Acate chi arriva da lontano non è semplicemente qualcuno da accogliere, ma una persona da incontrare, con cui condividere un tratto di strada e dalla cui presenza lasciarsi a propria volta interrogare e arricchire. L’ospitalità diventa così uno stile di vita, fatto di prossimità, ascolto e relazioni, nella convinzione che Dio possa farsi riconoscere proprio nel volto dell’altro”.









